|
Ho 28 anni, vissuti tra la mia Isola del Giglio ed il resto della Toscana, tra vento di mare ed aria di libertà. Negli ultimi quattro anni sono a Siena, studente di teologia in Seminario. Fin dal primo anno, però, desideravo fortemente conoscere la dimensione missionaria in un paese africano. Inizialmente pensavo a un Paese dell’Africa centrale: nel nostro immaginario collettivo, infatti, quando si parla di Africa ci si trova a viaggiare, con la mente, dal Senegal al Niger, dal Ciad al Congo o dal Burkina Faso al Mozambico... Ho conosciuto molti missionari di ritorno dai loro viaggi, entusiasti delle cose grandiose che avevano visto: conversioni innumerevoli, messe cantate, ballate che duravano ore, una forza e un vitalità impressionanti per il sobrio occhio (e orecchio!) europeo... Tutto questo mi ha stupito e mi ha reso curioso, insieme con il fascino di un’Africa dalla natura selvaggia e prepotente. In Diocesi, poi, vi sono alcuni sacerdoti che annualmente hanno il loro appuntamento con il Burkina Faso o hanno vissuto molti anni in Mozambico... insomma, tutto mi spingeva a immergermi nel cuore nero del Continente africano. E invece no. Due esperienze mi hanno totalmente stravolto il progetto.La prima, l’incontro con l’opera di don Andrea Santoro, martire in Turchia nel 2005 dopo anni di missione: esperienza toccante, profondamente avvincente di dialogo con il mondo musulmano. L’altro stimolo fu la proposta di un missionario scalabriniano, abituato ad accompagnare gruppi di giovani in pellegrinaggio nel Sahara, affinché partissi anch’io per trovare il nostro “vicino di casa”, il Maghreb. Là, dove l’Europa affronta le sue sfide più grandi; là, dove è chiamata a rispondere alla sua paura d’alterità; là, dove la nostra ragionevolezza laica si scontra con uno diverso sguardo sul mondo: eccomi, allora, lanciato in questa avventurosa idea, utile per la mia formazione umana e spirituale: la terra, la fede e l’incantevole popolo del Marocco. La proposta mi aveva come aperto una finestra nuova: più mi affacciavo e più questa avventura mi affascinava e mi conquistava. Il Marocco è un Paese totalmente musulmano e la presenza della Chiesa, per quanto antica e rispettata, è sempre vista come una realtà viva, originale, ma esterna al popolo marocchino. Mai avrei immaginato che questa Chiesa, così povera e fragile, fosse una risposta alla mia esigenza di riscoperta di ciò che è veramente vitale nell’esperienza cristiana: la preghiera e l’amore, talvolta offuscati nelle problematiche della vita di tutti i giorni. «L’amore - dice Carlo Carretto - ci trasforma lentamente in Dio! E che vale quindi dire bene l’Ufficio divino, ascoltare la Santa Messa e non accettare l’amore?». Sono partito per un altro mondo. Accolto come a casa mia da varie comunità francescane, ho avuto la possibilità di spostarmi in diverse parti del Paese, e di fare così una serie di esperienze originali e strane. «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove Terre, ma nell'avere nuovi occhi» (M.Proust). È stato questo il mio leit motiv. E ciò mi ha portato ben lontano...
Emanuele Bossini - V Teologia
|