Home Mater consolationis
Madonna del Latte
Lunedì 12 Gennaio 2009 18:34
La Vergine Maria e il seminario “Pio XII” uniti dall’arte

“Regina Apostolorum”, “Madonna della Fiducia”, Madonna della Perseveranza”: sono solo alcuni dei tanti titoli con i quali la Vergine Maria è venerata nei seminari della Chiesa Cattolica, raffigurata con differenti iconografie e tecniche artistiche. Sin dalle sue origini, la comunità cristiana ha stabilito un profondo ed intenso rapporto con Maria di Nazareth, che in quanto madre di Gesù Cristo, è stata riconosciuta madre di ciascun credente in Lui. Questo legame è stato reso più vivo, lungo i secoli, attraverso le raffigurazioni mariane che i cristiani hanno realizzato per esprimere la loro devozione e sostenere la loro necessità di coltivare un rapporto visivo che li aiutasse ad avvertirla sempre più come una madre docile verso i suoi figli. Anche le comunità dei seminari, grazie ad alcune raffigurazioni mariane, hanno stabilito e coltivato un particolare rapporto di affidamento alla Vergine Maria, che come serva del Signore è contemplata quale modello di vita nel loro cammino di discernimento e di formazione sacerdotale.

Nel Seminario Regionale “Pio XII” di Siena il legame di fede con la Madre di Dio, attraverso il linguaggio dell’arte, è attestato vivo, sin dalle sue origini, dalla trecentesca “Madonna del latte” e continua ancora oggi con il recente rilievo scultoreo raffigurante la “Madonna del melograno”.

La “Madonna del latte”, dipinta su tavola dal pittore senese Ambrogio Lorenzetti nel 1340 circa, è  venerata  come protettrice del Seminario “Pio XII” di Siena. L’opera, proveniente dalla residenza estiva del seminario, presso il monastero di Lecceto, venne trasferita nel 1866 nel seminario, ubicato all’epoca nel complesso conventuale di San Francesco, e successivamente (1953) venne collocata nella cappella della nuova sede del seminario, in località Montarioso. In anni recenti è stata trasportata ed esposta al Museo Diocesano, in considerazione del suo prezioso valore artistico. Nel dipinto, infatti, si riconosce l’innovativa ricerca pittorica di Ambrogio Lorenzetti che predilige il carattere naturalistico della rappresentazione con cui presenta aspetti concreti della vita umana e della società del suo tempo.

A differenza delle precedenti tavole trecentesche e quelle di tradizione bizantina, Maria non ha una posizione centrale dominante, è spostata verso sinistra per dare più spazio e importanza al vivace Gesù bambino e far risaltare il loro affettuoso rapporto. E’ proprio questo loro legame ha costituire il protagonista del dipinto che potremmo definire, con le parole di Chiara Frugoni: un “amore materno filtrato da una soffusa malinconia”. La Vergine Madre sostiene con mani poderose e con una presa sicura il dinamico bambino che scalcia con movimento naturalissimo e reclina verso di lui il volto sereno per osservarlo mentre si allatta, succhiando con avidità infantile, dal seno su cui poggia le manine. Le due figure, grazie a questa stretta correlazione dei gesti, si integrano armonicamente tanto da formare un unico gruppo; tale interazione è sottolineata dal gioco dei colori: sull’intenso blu del manto che avvolge la Vergine spicca il cangiante rosa del panneggiato e ricamato tessuto da cui fuoriesce il tenero corpo di Gesù. La monumentalità del gruppo è resa più evidente dalla realizzazione di un bordo violaceo, che delimita il fondo d’oro, e oltre il quale le figure sono dipinte tanto da sembrare che si affacciano dalla cornice lignea.